FEDERICO BROOK

Studio Farnese – Roma, novembre – dicembre 1969

mostra a cura di Maurizio Calvesi


Dalla sua prima mostra romana (1962) Federico Brook ha percorso un lungo cammino, rettilineo e tenace. Già allora G.C. Argan notava “una chiara volontà costruttiva” e ” una ricerca unitaria della consistenza plastica dell’oggetto”. Queste parole si potrebbero ripetere oggi, tanto più che non si tratta di sculture nel senso più tradizionale di allora, tra astrattismo e un vago residuo di figurazione, ma veramente oggetti.

Oggetti che potremmo definire architettonici, sia per il senso costruttivo dei volumi, sia per la loro funzione, che non è quasi immaginabile fuori di un’architettura alla quale si integrino e della quale si entrino a far parte.

Possono essere anche oggetti d’uso, o allusivi ad un uso: dei tavoli, una porta che è poi una struttura divisoria astratta, la cui funzione, intendo dire, è piuttosto simbolica che reale, ma tuttavia sussiste.

Il metacrilato, che Brook associa al metallo con un’indovinata intuizione, è usato in spesse lastre o addirittura in blocchi massicci, dalla presenza plastica assai densa, ma capaci al tempo stesso di dare un respiro alle forme in acciaio che racchiudono o sorreggono. Fungono insomma da vuoti rispetto al metallo, ma da pieni rispetto all’atmosfera. La mobilità degli elementi è parte essenziale di questo gioco plastico, che si svolge lungo orbite silenziose dove la forme si presentano come affrancate dalla gravità.

15 opere esposte.

figura spaziale S1/69, Federico Brook, 1969


Nato nel 1933 a Buenos Aires, e nel 1954 si laurea in Belle Arti all’Università di La Plata. Nel 1961 esegue due grandi opere in terracotta, di otto metri, per il Palazzo del Lavoro progettato da Pierluigi Nervi per l’esposizione “Italia 61 “di Torino. Nel 1965 vince il concorso internazionale per il monumento alla Resistenza Partigiana di Genazzano. Nel 1966 scolpisce il battistero della chiesa di San Martino Papa, a Roma, in pietra, vetro e alluminio.

Tra il 1969 e il 1970 scolpisce la Figura Spaziale S71/IMI in acciaio polimetacrilato, mobile, incorporata in una grande parete della nuova sede dell’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) all’Eur, Roma.
Tra il 1973 e il 1974 progetta ed esegue il soffitto per la nuova sede del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni nel quartiere Eur di Roma: si tratta di un modulo variabile in acrilico e metallo. Tra il 1978 e il 1979 esegue la scultura mobile Figura Spaziale T/E 45 78-79 in acciaio inossidabile di m. 2,80 x 2,20 x 2,00, dal peso di kg 800, posta su uno specchio d’acqua della nuova sede della Compagnia di Assicurazioni Tirrena di Roma.
Tra il 1980 e il 1981 esegue 8 vetrate (per un totale di 32 mq.) e la fontana Tevere, in marmo di Carrara, per la sede del Ministero degli Interni in via C. Lanza a Roma.
Brook è stato invitato alla XXXI Biennale di Venezia del 1962, con cinque grandi sculture e nella sezione di Scultura Internazionale della XXXVI Biennale di Venezia del 1972.
Nel 1986 è stato invitato alla Biennale di Barcellona con tre grandi sculture all’aperto e nel dicembre dello stesso anno alla II Biennale dell’Avana a Cuba.

In epoca più recente (1996) vince il concorso del Ministero dei Trasporti per una scultura nella sede della Motorizzazione civile di Roma, un bassorilievo di 30 m., Invenzione della ruota, in travertino rosato.
Nello stesso anno è invitato alla Biennale Internazionale di Scultura di Carrara e nel 1997 realizza a Santo Tirso (Portogallo) un’opera per il parco internazionale di sculture, la Nube di Santo Tirso, in granito, alta m. 4,60 e pochi anni dopo esegue due grandi bassorilievi in bronzo per la sede del Ente Nacional Regulador de la Electricidad (ENRE) di Buenos Aires.

Nel 1999 realizza il mosaico Nube cometa, per la stazione “Repubblica” della Metropolitana di Roma, nel quadro del progetto “Arte-Metro Roma”.
Nello stesso anno si reca nella Corea del Sud dove esegue una scultura in granito, Arco della Pace, alta m. 4,50, per la città di Pu Yo.
Nel 1999 è invitato nuovamente alla Biennale Internazionale di Scultura di Toyamura (Giappone)
Brook è stato nominato commissario alla Biennale di Venezia negli anni 1964, 1968, 1972, 1988 e 1990 e le sue opere si trovano in collezioni pubbliche, quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo Ca’ Rezzonico di Venezia, Gallerie Comunali di Macerata, Anticoli Corrado; e private, in Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Messico, Panama, Perù, Repubblica di San Marino, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Uruguay, Venezuela.