L’intervento dell’intelligenza al posto del caos è autorizzato dall’ottimistica intenzione di poter migliorare il futuro, ed è qui che si fonda l’idea di progresso , la necessità della scienza e infine l’avanguardia.

Chi crede che il futuro possa essere migliore del passato affida all’avanguardia il compito di esplorare i possibili percorsi del progresso. dunque un’avanguardia primitivista è assurda. L’universo avanguardista è infatti pensato come un essere vivente, capace di evoluzione, libero di cambiare in più modi e di apprendere dall’esperienza.

L’avanguardia sonda l’ignoto per conoscere che genere il miglior cambiamento.

Francesco Lo Savio

In nome del cambiamento hanno agito anche le avanguardie artistiche del primo novecento, ma in esse dominavano ancora molte idee primitiviste e spesso i cambiamenti furono meno radicali di quanto veniva dichiarato. E’ facile ad esempio interpretare l’arte Totale e Sinestetica come un aspirazione a ricreare il linguaggio universale di Adamo; l’Informale come un ritorno al caos primordiale o come regressione biologica ai primati, antenati della specie; gli Happenings come nuovi riti orgiastici, simbolo del caos creativo; il Surrealismo come espressione spontaneista dei processi primari; la Metafisica come abolizione secca del tempo storico; il Dadaismo come ripristino del regno disinteressato del caso al posto della tendenziosa intelligenza.

L’avanguardista però guarda la realtà in modo nuovo, cerca indizi completamente diversi, o reinterpreta gli stessi indizi in modo da giungere a conclusioni nuove e sorprendenti. Egli vuole creare cambiamenti, anticipare, apprendere, adottando il metodo sperimentale, abbandonando l’ispirazione sciamanica.

L’irriducibilità del conflitto primitivismo-avanguardismo, nell’ambiente artistico romano, venne in luce alla fine degli anni 50, come reazione all’Informale. La ricerca della spontaneità espressiva, della liberazione dell’inconscio, dello scatenamento anarchico propignato da teorie espressioniste e surrealiste, con la pittura di Jackson Pollock aveva raggiunto un limite estremo invalicabile.

Il passaggio dal caos all’intelligenza, avvero dal primitivismo all’avanguardia, nella scena artistica romana avvenne attraverso la famosa esperienza dei monocromi (1951-61), il cui programma si può riassumere in tre punti: a) rifiuto della finzione illusionistica e rappresentativa della pittura in favore del mero concretismo oggettuale-tecnologico dell’opera. b) rifiuto del metodo espressivo tipico delle precedenti composizioni sia astratte che informali, per ottenere strutture programmabili e riproducibili. c) eliminazione dei contenuti interiori dell’artista per instaurare un rapporto provocatorio nella realtà quotidiana: artisti come Piero Manzoni, Francesco Lo Savio (in foto, Metallo nero opaco uniforme, 1960, Museo Madre – Napoli), Sergio Lombrado, ma anche Mario Schifano, Enrico Castellani, Tano Festa, Giuseppe Unici e Franco Angeli.

Contemporaneamente in Italia si erano sviluppate, includendo l’arte tra le scienze che si basa con conclusioni sull’osservazione diretta o indiretta dei fatti: Gianni Colombo, Davide Boriani, Enzo Mari, Gabriele Vecchi, Giovanni Anceschi, il gruppo N, il gruppo T e tutta quell’area che va sotto il nome di Arte Programmata e Cinetica.

Rivista di Psicologia dell’Arte – Anno XI, n. 1, 1990

Lombardo S.: Astrattismo fra composizione e struttura, in Arte Argomenti, A.I., n. 0, estate 1988 – Vergine L.: L’ultima avanguardia, Arte programmata e cinetica 1953-1963, Mazzotta, 1983

Ricerche e archivio Federico Alfani per Studio Farnese – Roma