LA GALLERIA STUDIO FARNESE: IL SEGNO DELL’ARTE CINETICA E IL RAPPORTO TRA ARTE, ARCHITETTURA E INDUSTRIA NELLA ROMA DEL ’68

 

Dal 23 Maggio 2018 al 24 Maggio 2018, ROMA

I due appuntamenti avranno luogo presso AlbumArte, spazio indipendente per l’arte contemporanea.

 

Il 23 e 24 maggio 2018, attraverso una mostra retrospettiva, incontri e interventi di architetti, artisti e critici, Studio Pivot e AlbumArte coinvolgono il pubblico nel dialogo tra arte e architettura perpetuato dalla galleria Studio Farnese dal 1968 in poi. La galleria Studio Farnese si affaccia al panorama artistico romano per la prima volta nel febbraio del 1969. Lo spazio, fondato dall’intraprendente Maria Di Lella Alfani (1917-­2006), era dinamico ed eterogeneo e si apriva su un cortile che spesso veniva utilizzato come prolungamento della superficie espositiva. La galleria, situata nell’omonima piazza, inaugurò il 7 febbraio del 1969 con una mostra su Nicholas Schoeffer, artista che vinse il Gran Premio della critica alla Biennale di Venezia del 1968. La concezione del fenomeno artistico inquadrato nella dimensione urbana, guiderà i passi successivi della programmazione della galleria, come fu nel caso delle mostre dedicate a Paola Levi Montalcini, Paolo Portoghesi e Vittorio Gigliotti; Saverio Busiri Vici e Attilio Lunardi; Bruno Munari; Igino Legnaghi, Tommaso e Gilberto Valle; e Federico Brook.

La galleria Studio Farnese si affaccia al panorama artistico romano per la prima volta nel febbraio del 1969. La galleria sorgeva a Roma, a piazza Farnese 50. Lo spazio, battezzato dall’intraprendente Maria Di Lella Alfani (1917-2006), era dinamico ed eterogeneo e si apriva su un cortile che spesso veniva utilizzato come prolungamento della superficie espositiva. La sua direttrice visse tra Roma e Parigi, dove risiedette per quattordici anni, rimanendo affascinata dalle possibilità estetiche, dalle illusioni ottiche e dal concept avanguardistico delle opere presentate nella Galerie Denise René in occasione della mostra “Le Mouvement” allestita nel 1955 dalla pioneristica e coetanea gallerista Denise René (1913-2012), alla quale si deve la consacrazione dell’arte cinetica. Recependo l’interesse polivalente dell’arte cinetica ad accogliere i condizionamenti della scienza e di altre discipline, Maria Di Lella Alfani, fondatrice dello Studio Farnese, dichiarava che la galleria avrebbe coinvolto e realizzato “incontri interdisciplinari tra artisti, architetti, critici, psichiatri, biologi e musicisti”. Ed è con Denise Renè che Maria Di Lella Alfani intrattiene dei rapporti epistolari e degli scambi che avrebbero dovuto sfociare in un’esposizione alla fine del 1969, mai realizzata, dal titolo Hommage à Denise René. Intanto la Galleria Studio Farnese, inaugurò il 7 febbraio del 1969 con una mostra su Nicholas Schoffer, artista che vinse il Gran Premio della critica alla Biennale di Venezia del 1968. La mostra ebbe grande risonanza mediatica e fu ripresa da gran parte della stampa quotidiana e televisiva dell’epoca italiana ed estera. La concezione del fenomeno artistico inquadrato nella dimensione urbana, guiderà i passi successivi della programmazione della galleria Studio Farnese, in particolare nelle mostre in cui sceglierà di accostare i progetti di architettura alle opere di artisti plastici contemporanei, come fu nel caso delle mostre dedicate a Paola Levi Montalcini, Paolo Portoghesi e Vittorio Gigliotti (1969), Saverio Busiri Vici e Attilio Lunardi (1970); Igino Legnaghi e Tommaso e Gilberto Valle (1970). Dopo il coinvolgimento di Bruno Munari in un’esposizione del 1969 e la collaborazione con l’Industria Ceramica C.A.V.A., nel 1972 la galleria chiuderà per motivi che non sono emersi, nonostante l’interesse ricevuto da architetti, artisti, istituzioni e personaggi del panorama artistico romano. Pertanto, nel clima dell’orientamento italiano di accogliere artisti e correnti internazionali, il tentativo messo in atto da Maria Di Lella Alfani, gallerista, donna, nella difficile Roma degli anni ’70, rimane una gemma rara non annoverata fino a questo momento.

Nel clima dell’orientamento italiano di accogliere artisti e correnti internazionali, il tentativo messo in atto da Maria Di Lella Alfani, che ne applicava anche il metodo innovativo, gallerista donna, nella difficile Roma di quegli anni, rimane una testimonianza rara, fino a questo momento non ancora ricordata e approfondita L’intento è di coinvolgere il pubblico attraverso incontri e interventi di architetti, artisti e critici, volti ad approfondire la tematica del dialogo tra arte e architettura perpetuato dalla galleria agli inizi degli anni ’70. Favorendo la scoperta di una narrazione storico-artistica unica e produttiva orientata all’interdisciplinarietà delle arti, s’intende testimoniare come una donna, gallerista, affascinata dalle proposte internazionali, fosse stata in grado di garantire, nonostante la brevità dell’esperienza dello Studio Farnese, una visione sperimentale e alternativa delle avanguardie artistiche nella Roma della transavanguardia e dell’arte concettuale.
AlbumArte, attento ai fermenti artistici e intellettuali e al coraggio delle donne, è orgoglioso di accogiere questa proposta dei giovani curatori Vittoria de Pietra e Federico Alfani, di Studio Pivot che comprenderà per due giorni una mostra retrospettiva con le opere di Federico Brook, Sara Campesan, Attilio Lunardi,Antonio Niero, Claude e Nicole Parent, Osvaldo Romberg, Oscar Savio e Nicholas Schoeffer.
Inoltre attraverso incontri e interventi di architetti, artisti e critici, Studio Pivot e AlbumArte coinvolgeranno il pubblico nel dialogo tra arte e architettura perpetuato dalla galleria in quegli anni.


Mercoledì 23 maggio, a raccontare la trama inedita della vita di Studio Farnese interverranno gli architetti Emanuela Valle (Studio Valle 3.0) e Jacopo Costanzo (Warhouse of Architecture and Research), per proporre una contestualizzazione storica dell’attività dello Studio Farnese e approfondire il contatto tra architettura, design e l’industria avvenuto in occasione del progetto CAVA.

Giovedì 24 maggio
, grazie alla presenza di Carolina Brook (curatrice e storica dell’arte, Rosa Jijón (segretario culturale IILA | Organizzazione internazionale italo-latino americana), e Iacopo Ceni (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani), ci si focalizzerà sull’approccio artistico della galleria, eviscerando in particolare il rapporto tra arte e architettura in America Latina, e si discuterà infine su quale sia stata l’eredità lasciata dalle sperimentazioni di quegli anni e come sia stata raccolta dalla contemporaneità.

 

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comunicato stampa disponibile online:
http://www.arte.it/calendario-arte/roma/mostra-la-galleria-studio-farnese-il-segno-dell-arte-cinetica-e-il-rapporto-tra-arte-architettura-e-industria-nella-roma-del-68-51923