Studio Farnese – Roma, marzo – aprile 1970

mostra a cura di Lara Vinca Masini


Lo Studio Farnese, ormai specializzato e qualificatosi come punto di incontro tra artisti e architetti, presenta i progetti abbinati dell’architetto-urbanista Saverio Busiri Vici e del pittore Attilio Lunardi, realizzati per la Chiesa della Visitazione in via dei Crispolti.

Un’operazione interdisciplinare indubbiamente positiva che ha dato luogo a risultati ad un tempo funzionali ed armonici, capaci di conservare intatti i valori mistici pur non venendo meno alle nuove esigenze estetiche. Ecco così la soluzione della luce modulante ottenuta da Lunardi con delle lunghe strisce di polimetilmetacrilato bruno, che creano un chiarore costante e diffuso di suggestivo effetto. Molto felice, infine, anche l’altare, progettato a quattro mani dall’artista e dell’architetto: un semplice desco di pietra grezza che poggia su una trasparente selva di quadrelli di polimetilmetacrilato.

L’incontro di lavoro spiega la curatrice non avrebbe potuto essere più felice. Con la finezza, con la sensibilità che lo distinguono, Lunardi ha saputo cogliere il senso esatto della luce e necessaria a questo spazio essenziale. Non avrebbe potuto essere, infatti, la luce diffusa dell’architettura borrominiana, né la luce provocatrice di volumi di Le Corbusier, doveva essere una luce con funzione modulante, insieme strumento atto ad evitare il tamponamento della parete superando, però, la frangitura razionalista o l’uso neoclassico di essa.

Lunardi ha saputo essere un interprete ideale di questa luce modulante, nella quale egli ha trovato con l’uso di materiali trasparenti, la definizione più coerente della sua grafia finissima, sempre filtrata.

All’interno della Chiesa Lunardi intensifica la funzione della luce negli oggetti di arredo sacro, quali parallelepipedi triangolari trasparenti interrotti da un diaframma verticale centrale.

Ma la storia di questa operazione plastico-architettonica è la storia di un incontro a livello umano, a livello di lavoro umano: un incontro che si è fatto sempre più determinante e preciso, sempre più significante fino a sfociare nell’oggetto sintesi della collaborazione, la luminosa proposta dell’altare in cui il concetto della luce filtrante per lamelle orizzontali viene superato in un filtro più articolato più vibrante e immediato, si fa espressione di straordinaria intuizione poetica.

È lo stesso contrasto violento, di grande espressività, che si comunica a tutto l’invaso del rapporto materia grezza (cemento in vista) e , il perspex, che è il motivo di individuazione più diretto di tutta l’opera, di cui sottolinea, efficacemente, la carica emozionale.


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