Studio Farnese – Roma, maggio – giugno 1970

mostra a cura di Lara-Vinca Masini


Lo Studio Farnese presentò un una intressante mostra di opere dello scultore Igino Legnaghi e degli architetti Tommaso e Gilberto Valle sul piano del concetto di “struttura” interpretata a livello plastico e di town-design. Interessanti proposte di operazioni artistiche diverse, avvicinate – scrive Lara Vinca Masini nella introduzione al catalogo – secondo parametri e rapporti ogni volta variati a definire un arco quanto più vasto possibile di situazioni e che non solo nell’ambito dell’opera plastica, ma in quello dell’architettura investe temi di ricerche sperimentali, operazioni di metodologia progettuale di carattere programmato o cibernetico, proposto di rinnovamento linguistico.

Superando, e questo è un altro punto da mettersi in evidenza, l’impatto della specializzazione tecnica locale è importante notare, ad esempio per Legnaghi, i suoi sviluppi rispetto al linguaggio di Antony Caro e al problema del costruttivismo. E cioè i rapporti non sono più soltanto tra l’oggetto sculture l’uomo in senso soggettivo, espressivo, ma coinvolgono l’ambiente e lo qualificano come elemento esistenziali comune a tutti gli uomini viventi responsabilmente nel proprio tempo.

È un’operazione che investe lo spazio reale dell’uomo in una misura scarna, essenziale, salvando tutte le possibilità di libertà spirituale. In tal senso, nel campo dell’architettura, propria dei F.lli valle (ad esempio il progetto del padiglione di Osaka) è indicativa, a livello progettuale e di macro infrastruttura, di un nodo strutturale urbano dove “bisogna sforzarsi di dare valore più ai significati che la forma e considerare la traslazione non meccanica, ma come nuova espressione dell’architettura nell’ambito di un’esperienza più complessa che a livello di immagine quella della scala urbana”.

In tal senso di enucleazione, cioè di possibilità future in cui la ricerca può essere svolta nell’ambito degli stessi istituti universitari. Le progettazioni architettoniche dei Valle tendono al recupero di spazi aperti di libertà reciproca dei diversi edifici una forma formazioni più di una dinamicamente articolata e vitale. L’interesse che provoca nell’osservatore il progetto del Bale del padiglione di Osaka è proprio quello di mettersi in tale misura deliberatamente come ipotetico segno urbano, come segno nodale sull’incrocio dei due blocchi intersecanti, uno compatto, portante, l’altro tutto filtrato di lusso in ritmi decrescenti, in aggetto obliqui.

il messaggero 25/05/1970


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Legnaghi – Discorso ai margini,  circa 1970
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T. Valle e G. Valle – Padiglione italiano all’Esposizione Internazionale di Osaka, 1970
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Legnaghi – Omaggio a Fidia